Il giorno seguente Jane ricevette una telefonata inattesa.
«Scusami tanto, Jane», disse Caroline dall'altra parte dell'apparecchio, «ma sei sul serio l'unica a cui posso chiederlo. È così noioso stare qui: non ho amiche e Charlie e William sono sempre insieme. Hanno perennemente qualcosa da fare e io me ne resto sola, dimenticata da tutti. Mi annoio, Jane. Mi annoio a morte. E credo che, se non verrai presto a salvarmi, finirò per impazzire. Ti prego, dimmi di sì!».
Jane non sapeva cosa risponderle. Da una parte le avrebbe fatto piacere passare qualche giorno a Netherfield Park: per approfondire l'amicizia con Caroline e, perché no, per poter passare anche un po' di tempo con Charlie, ma non ne era del tutto convinta.
«Beh... io...».
«Dai, non farti pregare!», insistette Caroline. «Te lo chiedo come amica».
E Jane cedette.
Ovviamente, mia madre fu entusiasta di sapere che era stata invitata a Netherfield. Il fatto che Caroline cercasse l'amicizia di sua figlia non faceva che riempirla di gioia e, di conseguenza, alimentava le sue speranze di creare fruttuosi legami con la famiglia Bingley. Io, al contrario, non ero della stessa opinione. Già il fatto che Caroline avesse invitato mia sorella a Netherfield per noia bastava a darmi conferma di quanto potesse essere falsa l'amicizia di quella ragazza. E non esitai a dirglielo.
«Per me non dovresti accontentarla, poi fa' come vuoi».
«Ma dai, Lizzy, sono sicura che non intendeva quello che pensi tu. Non è una cattiva ragazza, dalle una possibilità».
«Non chiedermi di farmela piacere, Jane. Io non sono così ben disposta come te. È questione di pelle».
«Forse dovresti solo cercare di conoscerla meglio».
«Sinceramente non ci tengo per niente».
«Oh, smettila Lizzy», intervenne mia madre. «Non è carino parlare così di Caroline. Trovo che sia stata davvero molto gentile a chiamare Jane e tu dovresti essere contenta per lei. Pensa: potrà stare a Netherfield, circondata da ogni lusso e comodità», aggiunse con un sospiro invidioso.
La fissai per qualche secondo con il sopracciglio alzato, poi mi rivolsi di nuovo a mia sorella. «Beh, almeno potrai passare qualche giorno col tuo bel Charlie!».
Jane arrossì timidamente. «Smettila Lizzy!».
«E che ho detto?».
«Non ho detto di sì per lui».
«Ma scommetto che è stato un potente incentivo».
«E se anche fosse?», s'intromise di nuovo la mamma. «Non sarebbe una splendida cosa?».
Alzai gli occhi al cielo in segno di una supplica che difficilmente sarebbe stata accolta, poi presi Jane per un braccio e la trascinai fuori dalla stanza.
«Vieni, andiamo a preparare le valige».
Lei mi seguì immediatamente, estremamente grata per quel salvataggio.
«Allora...», cominciai aprendo il piccolo armadio di legno scuro. «Vediamo un po' cosa riusciamo a cavarne fuori. Non vogliamo certo farti sfigurare davanti al principe azzurro».
Jane sorrise un po' imbarazzata e si lasciò cadere sul letto aspettando che iniziassi con la mia cernita.
Nella stanza iniziarono a volare camice, magliette, jeans, shorts, gonne, cappellini e foulard, e qualsiasi altra cosa fosse anche vagamente indossabile. Ogni indumento veniva messo da parte o scartato, finché l'armadio non rimase vuoto e il letto fu completamente sommerso.
«Santo cielo Lizzy, non devo mica star via un mese!», protestò Jane.
«Vedrai che alla fine non resterà nemmeno il necessario per riempire una sola valigia», la rassicurai.
Lei mi guardò scettica. «Almeno non mettere tutto sottosopra».
«Che t'importa? Tanto tu non ci sarai; sono io quella che dovrà rimettere tutto a posto».
«E solo questo dovrebbe servire a spaventarti».
«Ci penserò poi... e comunque posso sempre corrompere Kitty e Lidya».
«Giusto...».
Pigramente, Jane si alzò dal letto e si avvicinò alla finestra nello stesso istante in cui un'elegante BMW nera varcava il cancello.
«Sono loro», sussurrò sbirciando da dietro la tenda.
«Allora sbrighiamoci!».
Cominciai a infilare nella valigia roba a casaccio, fregandomene completamente del tentativo di selezione che avevo cominciato e afferrando praticamente ogni cosa mi sembrasse "adeguata" all'occasione, poi scendemmo di corsa al piano di sotto.
Trovammo Caroline e Charlie in salotto, alla completa mercé di nostra madre e sotto lo sguardo indifferente di mio padre. Lei era seduta sul divano, stipata in un angolo come a voler mantenere le distanze da tutto il resto, aveva il viso girato di lato e una mano poggiata alla fronte, e dava tutta l'impressione di voler nascondere una certa insofferenza. Charlie era invece completamente intrappolato dalla nostra simpatica genitrice. L'ascoltava con una profonda attenzione, sorridendo di tanto in tanto e annuendo ad ogni cosa dicesse. Io ero certa che lo facesse più che altro per educazione... e perché non aveva scelta.
«... E non sai quanto mi sia dispiaciuto non aver potuto conoscere vostro padre», stava dicendo quando entrammo. «Sei proprio sicuro che non abbia intenzione di tornare per il momento?».
«Non saprei, signora. È molto impegnato in questo periodo».
«Peccato... Oh Jane, finalmente!», esclamò accorgendosi di noi. «Non è carino far aspettare così tanto i tuoi ospiti», la rimproverò.
«Scusate...».
«Non preoccuparti, siamo appena arrivati».
Lo sguardo di Charlie si era come illuminato e a mia madre non era certo sfuggito.
«Non è bella la mia Jane oggi?», chiese come se si stesse apprestando a vendere il suo cavallo migliore. «L'avrebbero eletta sicuramente Principessa d'Inverno, lo scorso anno, se solo avesse voluto partecipare».
«Sì, signora. Davvero bella».
Caroline alzò gli occhi al cielo per un attimo, poi andò ad abbracciare mia sorella.
«Grazie, Jane», le disse con fin troppa enfasi. «Non immagini quanto ti sia debitrice. Sei la mia salvezza».
Trattenni a stento un ghigno. Era talmente evidente la falsità di quella ragazza che proprio non capivo come Jane non riuscisse a coglierla.
«Su, andiamo», continuò Caroline con malcelata fretta. «Prima arriviamo e prima sistemerai le tue cose».
«Non diventarmi troppo snob», le sussurrai abbracciandola.
Lei rise poi mi diede un bacio sulla guancia.
Charlie afferrò la sua valigia e si avviò all'ingresso, esitò un momento e mi guardò.
«Potresti venire anche tu, Lizzy», disse inaspettatamente.
Io lo fissai sorpresa e Caroline più di me.
«Io...». Ma come diavolo gli era venuto in mente adesso? «Non credo che riuscirei a essere una buona compagnia».
«Sciocchezze!», insistette lui. «Dopotutto Carol si lamenta perché si sente sola. Se vieni anche tu avrà più compagnia e Jane sarà più a suo agio, non è vero?».
Gli occhi di mia sorella si illuminarono e io mi sentii chiudere lo stomaco, mentre il solo pensiero di passare qualche giorno con Caroline mi prendeva male. Perché dovevano mettermi in questa situazione? Mi sarei sentita un pesce fuor d'acqua a Netherfield, senza contare che lì c'era lui...
«Forse è meglio fare la prossima volta...».
L'espressione sollevata sul viso di Caroline non mi sorprese. Aveva cominciato a snobbarmi dal primo momento, figuriamoci se poteva mai essere contenta di avermi tra i piedi a casa sua...
«Sei sicura?».
Guardai di nuovo Jane e la mia sicurezza vacillò: era palese che volesse che andassi anch'io. Improvvisamente mi trovai a scegliere tra lei e il mio istinto di autoconservazione e, nonostante lo avessi ben sviluppato, cedetti senza nemmeno rendermene conto.
Abbassai le spalle sospirando. «Ok, vado a prendere qualcosa da portarmi».
Presi al volo qualche jeans e qualche maglietta, senza nemmeno far troppo caso a cosa mi capitasse tra le mani, e tornai di sotto.
«Grazie», mimò mia sorella con le labbra.
«Mi devi un favore», borbottai passandole accanto.
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